Segui la diretta Segui la diretta Dalla community del Trieste Coffee Experts, le sette direttrici strategiche del Manifesto L’ambizione era dichiarata fin dal titolo: Coffee Megatrends. “Con l’ottava edizione del Trieste Coffee Experts ci siamo posti un obiettivo chiaro: individuare, analizzare e affrontare le principali istanze e tendenze di un settore in profonda trasformazione”, spiega Andrea Bazzara. “Non volevamo limitarci a osservare i cambiamenti, ma creare uno spazio di confronto capace di interpretarli e metterli a sistema. Per farlo abbiamo costruito un percorso di confronto articolato, che accanto agli speech ha introdotto nuovi format di dialogo e approfondimento unici, come gli Stati Generali del Caffè e il Think Tank Torrefattori, pensati per favorire un contributo realmente condiviso”. Questo percorso ha portato Bazzara a sintetizzare i contenuti emersi durante il summit, grazie al contributo dei partecipanti, in un Manifesto che nei prossimi mesi si amplierà ed evolverà in un Paper. Presentato ufficialmente a Rimini, in occasione della 47esima edizione del Sigep World, il Manifesto è stato successivamente condiviso da Bazzara, e continuerà a esserlo, con partner, stakeholder, associazioni ed esperti, coinvolgendo sia i protagonisti dell’ottava edizione del Trieste Coffee Experts sia interlocutori esterni. L’obiettivo era quello di creare un contributo corale, capace di racchiudere quanto sviluppato attraverso gli speech e i nuovi format del summit di dicembre. Da questo lavoro sono emerse sette direttrici strategiche, che restituiscono le principali sfide e opportunità espresse dai protagonisti della filiera del caffè, che di seguito riportiamo: 1) Da settore a sistema La coesione come leva competitiva. Il futuro del caffè italiano non dipende dalla somma delle singole eccellenze, ma dalla capacità di fare sistema. In un contesto globale segnato da instabilità economiche, normative e climatiche, solo una filiera coesa – imprese, associazioni e istituzioni – può rappresentare l’espresso italiano con una voce credibile, autorevole e riconoscibile in Europa e nel mondo. 2) Da tradizione a identità condivisa L’espresso come patrimonio culturale vivo. La tradizione non è nostalgia né retorica: elementi come qualità e artigianalità non rappresentano più valori distintivi, ma condizioni di partenza. Costruire un’identità comune dell’espresso italiano significa trasformare il gusto in linguaggio, la tecnica in racconto, la cultura in valore economico, rendendo tutto ciò che ruota intorno all’esperienza dell’espresso parte integrante del suo significato nel lifestyle, nel turismo, nei media e nella società contemporanea. 3) Il valore reale della tazzina Dal rito al prezzo giusto. Il prezzo della tazzina non può più essere disallineato dal suo valore reale. Costi crescenti, qualità del servizio, sostenibilità e professionalità richiedono un nuovo equilibrio economico. Difendere il valore della tazzina significa garantire la sostenibilità di bar, torrefazioni e dell’intera filiera, in un mercato che evolverà verso meno volume e maggiore valore. 4) Sostenibilità sostenibile Dalla visione ai fatti. La sostenibilità non è più un’opzione, ma una soglia di accesso al mercato. Ambientale, sociale ed economica, deve diventare concreta, misurabile e applicabile anche alle PMI. Tracciabilità, gestione delle risorse, filiere responsabili ed EUDR ridefiniscono le regole del gioco: chi non misura, non governa; chi non governa, non compete. 5) Dal sapere al sapore Formazione, gusto, consapevolezza. Il valore del caffè nasce dalla conoscenza. Serve un modello formativo coordinato e un linguaggio del gusto accessibile, capace di rendere il consumatore più consapevole e di rafforzare il ruolo del barista come professionista culturale. Solo chi sa raccontare il caffè può farne percepire il valore. Educare al gusto significa anche educare all’esperienza: saper leggere un espresso nel suo contesto, nel rito e nel luogo in cui viene vissuto. 6) L’uomo al centro della macchina AI come leva, non come rimpiazzo. L’intelligenza artificiale non deve sostituire il sapere umano, ma amplificarlo. Nel caffè, come in altri settori, un uso etico e cooperativo dell’AI può migliorare qualità, controllo, replicabilità, tracciabilità ed efficienza, diventando una nuova alleata dell’artigianalità italiana e del rito dell’espresso. 7) Made in Italy reloaded Dal marchio al messaggio. Il Made in Italy del caffè non è solo un’origine geografica, ma un sistema di valori. Qualità, territorio, etica, design, tecnologia ed esperienza devono tradursi in un modello riconoscibile, coerente e credibile sui mercati internazionali. Non vivere dei fasti del passato, ma rigenerare valore trasformando cultura industriale, artigianalità e innovazione in un messaggio contemporaneo. Il Made in Italy del caffè deve tornare a essere una promessa mantenuta, non un’etichetta.
Mese: Marzo 2026
Trieste Coffee Experts 2025: in scena a Trieste il futuro del caffè
Segui la diretta Segui la diretta Trieste Coffee Experts 2025: in scena a Trieste il futuro del caffè Si è conclusa a Trieste l’ottava edizione del Trieste Coffee Experts – “Coffee Megatrends”, il summit B2B organizzato dalla famiglia Bazzara che, nella splendida cornice del Savoia Excelsior Palace, ha riunito i protagonisti della filiera del caffè italiano. Non solo un convegno, ma una sorta di “regia collettiva” della filiera. Un appuntamento pensato per fare rete e affrontare, in modo condiviso, quella che molti hanno definito la “tempesta perfetta” del settore: crisi, volatilità dei mercati, nuove regolamentazioni, trasformazione tecnologica, riposizionamento del Made in Italy. In due giornate di lavori, interamente trasmesse in diretta streaming in italiano e inglese e moderate dall’Event Director Andrea Bazzara – che ha anche coordinato il team dell’omonima torrefazione triestina nell’organizzazione dell’evento – produttori, torrefattori, associazioni di categoria e istituzioni si sono confrontati sulle tematiche più sensibili per il settore caffeicolo. L’evento, riservato ai professionisti e certificato Neutral Event, ha confermato Trieste come Città del Caffè e luogo privilegiato di dialogo per chi vede in esso non solo un prodotto, ma una leva culturale, economica e sociale. Introdotto dal sostegno pervenuto tramite videomessaggio delle istituzioni – da parte del Governatore Massimiliano Fedriga, del Sindaco Roberto Dipiazza, dell’Assessore all’Ambiente Fabio Scoccimarro e del Presidente della Camera di Commercio di Trieste e Gorizia Antonio Paoletti – il summit è stato aperto da Franco Bazzara, Presidente dell’omonima torrefazione triestina, che nel saluto inaugurale ha evidenziato la crescita del summit: una platea quasi raddoppiata rispetto all’ultima edizione, un numero crescente di sponsor e partner e un pubblico collegato da oltre 23 Paesi in streaming, a implementare la vocazione internazionale dell’evento. Bazzara ha ringraziato aziende, associazioni, fiere e istituzioni che sostengono l’iniziativa e ha salutato Cuba come Paese focus 2025, sottolineando come Gli Stati Generali del Caffè e il Think Tank Torrefattorirappresentino due momenti chiave per rafforzare la coesione della filiera in una fase di profondi cambiamenti. La prima giornata, intitolata “Beans of Change”, si è aperta con un capitolo ad alta densità concettuale: “AI & imprese: tra etica, vendite e industria del futuro”. Il teologo Padre Paolo Benanti ha introdotto il tema dell’“Algoretica”, proponendo una riflessione sui risvolti etici dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di mantenere l’essere umano al centro del governo degli algoritmi. La narrazione è proseguita con Paolo Andrigo (Accenture Song), che ha illustrato come la Gen AI stia trasformando la forza vendita, dando origine a una nuova generazione di agenti intelligenti capaci di supportare l’intero processo commerciale, dall’analisi del mercato alla generazione di lead fino al coaching personalizzato. Da qui il passaggio naturale a Cristian Sartori (Siemens), che ha portato sul palco l’industria 5.0, raccontando l’ingresso del “cervello artificiale” nei mezzi produttivi tradizionali e i benefici in termini di efficienza, controllo dei processi e riduzione degli sprechi. Un Flash Talk di Anna Garneri (Matchplat) ha chiuso il quadro, ricordando quanto i micro-dati possano diventare una bussola strategica per le imprese del caffè. Nel pomeriggio, il capitolo “Regenerative Coffee: sostenibilità, territori e responsabilità” ha riportato al centro terre, foreste e comunità. L’Ambasciatrice di Cuba in Italia, Mirta Granda Averhoff, ha presentato il Paese focus del Trieste Coffee Experts 2025, evidenziando il percorso di riforestazione che ha portato la superficie forestale dal 12% nel 1959 al 42% nel 2022, trasformando l’isola in un caso emblematico di sostenibilità ambientale e sociale. Su questo sfondo si inserisce il progetto BioCubaCafé, raccontato da Michele Curto, con la partecipazione della Fondazione Lavazza, che punta a sviluppare un caffè sostenibile e tracciabile attraverso un sistema basato su blockchain capace di registrare numerosi parametri lungo la filiera. A chiudere il cerchio è stata Claudia Carroccia (Olam Italia), che ha evidenziato come la sostenibilità non sia più un plus, ma un requisito di accesso al mercato. Il Flash Talk di Sara Corallo (HostMilano) ha proiettato questi contenuti nel contesto delle grandi fiere internazionali. La linea di continuità tra innovazione e responsabilità è stata ripresa nel capitolo “Tech-Driven Coffee: nuove tecnologie e nuovi consumi”, dove è emerso il legame tra tecnologie avanzate e sostenibilità. Enrico Metti (Brita)ha ricordato il ruolo centrale della gestione dell’acqua per la qualità in tazza e per il raggiungimento del Goal 6 dell’Agenda 2030. Andrea Gilli (IMA Petroncini) ha raccontato l’evoluzione della macchinazione tra AI e robotica, con sistemi in grado di garantire tostature costanti e controlli in tempo reale. Marco Schiavon (Caffè Borbone) ha evidenziato come l’Italia sia il primo Paese al mondo per consumo pro capite di monoporzionato, segmento interpretato dall’azienda attraverso sistemi a cialde in carta compostabili. In chiusura, Andrea Cometa (Apulia Software)ha mostrato come il software possa diventare il “nervous system” delle torrefazioni contemporanee. A seguire ha visto il suo esordio il nuovo panel lanciato da Bazzara: “Gli Stati Generali del Caffè”, con l’obiettivo di costruire un associazionismo sistemico capace di mettere in dialogo tutte le anime della filiera. La seconda giornata, “Italian Coffee Excellence”, ha spostato lo sguardo su identità, mercati e narrazione. Nel capitolo “Italian Coffee Identity: tradizione, cultura e competitività dal chicco al mondo”, Domenico Sturabotti (Fondazione Symbola) ha rilanciato il concetto “Coesione è competizione”, invitando il settore a riscrivere il racconto del Made in Italy in un contesto globale complesso. Con “Horizons of Made in Italy: trasparenza, maestria e sostenibilità”, il summit è rientrato nel cuore della filiera, affrontando il tema del Regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR) con Rudi Albert (Alkaff)e valorizzando il concetto di “intelligenza artigianale” con Alessandro Garbin (IMF). In chiusura è nato un altro format destinato a lasciare il segno: il “Think Tank Torrefattori”, tre panel di confronto tra nove torrefattori italiani, per fotografare lo stato attuale della “penisola del caffè”. Come da tradizione, al termine della prima giornata è stato conferito il Premio “Personaggio del caffè”, assegnato a Michele Cannone, riconosciuto per la capacità di coniugare marketing internazionale, sostenibilità e valorizzazione dell’identità italiana del caffè. In chiusura dei lavori, Andrea Bazzara ha sottolineato come le due giornate del Trieste Coffee Experts abbiano confermato la vocazione del summit come luogo in cui il… Continua a leggere Trieste Coffee Experts 2025: in scena a Trieste il futuro del caffè
